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      <image:title>Chi sono</image:title>
      <image:caption>Sono Giulia Griselli, Psicoanalista e Psicologa dell'Invecchiamento. Il mio desiderio di diventare Psicologa è nato tra i banchi di scuola, leggendo il libro di Sigmund Freud "Psicopatologia della vita quotidiana", da quel momento non ho mai smesso di inseguire il mio sogno. Ho iniziato il mio percorso universitario a Torino, presso l’Università Pontificia Salesiana Rebaudengo, frequentando il corso di Psicologia della Comunicazione, laureandomi nel 2016. Proprio durante il primo anno di Università ho compreso quale fosse la strada che volevo percorrere, ovvero specializzarmi nell’ambito della Psicologia della terza età. Mi sono dunque iscritta al corso magistrale che più si avvicinasse al mio ambito di interesse, ovvero il corso di Psicologia per il Benessere: Empowerment, Riabilitazione e Tecnologia Positiva, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove ho acquisito il titolo nel 2018. Dopo l’anno di tirocinio post-laurea, ho sostenuto l’esame di stato a luglio 2020, e nell’ottobre dello stesso anno, mi sono iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia (n. 22990). Per approfondire al meglio il mio ambito di interesse, ho frequentato il Master di II livello in Psicologia dell’Invecchiamento presso l’Università di Pavia, portato a termine a maggio 2021. Ho terminato nel 2024 il percorso di specializzazione nella Scuola di Psicoanalisi Applicata - IRPA di Milano, nella quale conseguirò il diploma a breve.</image:caption>
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      <image:title>Home - "La parola si soddisfa nell'ascolto dell'altro. La mia parola è riconosciuta solo quando viene ascoltata".</image:title>
      <image:caption>— Massimo Recalcati</image:caption>
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      <image:title>Home</image:title>
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      <image:title>Home</image:title>
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      <image:title>Psicologa dell'Invecchiamento - Psicologa dell’Invecchiamento</image:title>
      <image:caption>Il cambiamento demografico della popolazione rende oggi sempre più necessario interrogarsi sull’invecchiamento, non solo come fenomeno biologico o sociale, ma come esperienza soggettiva, unica per ciascuna persona. Invecchiare non significa semplicemente “adattarsi” a un cambiamento del corpo o dei ruoli sociali, ma confrontarsi con nuove domande sul proprio posto nel mondo, sul tempo, sulla perdita e sul desiderio. Tradizionalmente lo studio dell’invecchiamento si è sviluppato lungo due direzioni principali: una più preventiva, orientata a favorire un buon invecchiamento riducendo il rischio di dipendenza e di bisogni assistenziali; l’altra legata alla cura, volta a costruire interventi capaci di sostenere la persona di fronte alle difficoltà che possono emergere con l’avanzare dell’età. In una prospettiva psicoanalitica, queste due dimensioni trovano un punto di incontro nell’attenzione alla singolarità del soggetto. In ambito gerontologico, la psicologia riconosce il valore del processo creativo anche nella terza età. Ogni persona, seppur in modi diversi, conserva la possibilità di inventare soluzioni proprie alle difficoltà quotidiane. La storia individuale, le esperienze vissute, il contesto familiare, sociale e culturale non sono elementi separabili dalle trasformazioni che accompagnano l’invecchiamento, ma ne costituiscono il tessuto vivo. Le modifiche del corpo, le abitudini consolidate, gli stili di vita e di relazione diventano così parte di un nuovo equilibrio da costruire. La vecchiaia può essere un tempo in cui è ancora possibile vivere e crescere, a condizione che la mente resti aperta, curiosa, interessata. Non si tratta di negare la fatica o la perdita, ma di non rinunciare alla possibilità di mettersi in gioco, di mantenere un rapporto vivo con il proprio desiderio e con l’altro. Lo Psicologo dell’Invecchiamento accompagna la persona in questo percorso, offrendo uno spazio di ascolto in cui la parola può ritrovare valore. L’obiettivo non è “aggiustare” o normalizzare, ma sostenere un invecchiamento attivo e affettivamente significativo, aiutando il soggetto a trovare vie singolari per affrontare le difficoltà, riducendo stati depressivi o regressivi e favorendo il mantenimento di una posizione soggettiva: continuare ad essere, anche nella terza età, protagonisti della propria storia.</image:caption>
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      <image:title>Sostegno al Caregiver - Sostegno al Caregiver</image:title>
      <image:caption>Il Caregiver è colui/colei che fornisce cure e accudisce un individuo che ha subìto una diminuzione o perdita di autonomia per vari motivi (demenza, disabilità…). Si può distinguere il caregiving professionale (dove chi presta cure è personale specializzato e abilitato, come ad esempio l’infermiere, l’assistente domiciliare…) e un caregiving familiare (chi sta accanto, supporta e permette la quotidianità del soggetto, è un familiare). Il "caregiving" è un'attività difficile e destabilizzante. Come emerge dalla maggior parte degli studi al riguardo, il Caregiver esperisce rabbia, stanchezza, senso di colpa (per il timore di non essere adeguato al compito), o percepisce la sensazione di sentirsi inutile nel dare sostegno al proprio assistito. Dal punto di vista psicologico i sintomi maggiormente individuati nel Caregiver, sono quelli di tipo depressivo e ansiogeni. La tensione del caregiver può manifestarsi anche sul piano fisico (già provato dalle incombenze pratiche) ed è quindi più facile trovare in queste persone problemi gastrici, mal di testa, dolori dovuti anche alle manovre pesanti che attuano, e una serie di disfunzioni immunitarie e problematiche che spesso derivano dal non avere tempo e risorse per poter curare se stessi. L'assenza di spazi dedicati al proprio benessere può dunque essere deleteria. Il Caregiver può però essere resiliente, ovvero, può trarre qualcosa di positivo dalla propria esperienza. Il Caregiver infatti, deve essere flessibile quando si trova ad affrontare nuove dinamiche inaspettate, e queste caratteristiche devono essere promosse e rinforzate per essere applicate nella vita quotidiana. Lo Psicologo si occupa del processo iniziale di elaborazione della diagnosi del proprio caro, dell’accettazione del cambiamento relazionale ed ambientale, della gestione dell’impatto emotivo e di una eventuale elaborazione del cordoglio anticipatorio. Inoltre favorirà il riconoscimento delle risorse personali e familiari, occupandosi del loro corretto utilizzo, aiutando a gestire le dinamiche familiari disfunzionali e promuovendo il cambiamento dell’organizzazione familiare.</image:caption>
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